Vision

Creative process

Processo creativo, sentenza liberatoria.
Essere creativi secondo wikipedia vuol dire “..creare e inventare grazie all’utilizzo congiunto della fantasia e dell’innovazione”. A questo punto non so cosa dire… (guardo pensieroso la pagina di Indesign) …forse si vuole intende che bisogna fantasticare con iphone in mano, le cuffiette inserite, un ipad sospeso sulla testa mentre guardi facebook su una pagina e nell’altra controlli gli ultimi Pin e sbirci se hanno messo un cuore sull’ultima foto postata su Istagram?
Se è così allora credo che: dopo un processo creativo, la sentenza non potrà che essere liberatoria.
Ma parafrasando un detto dei nostri tempi, credo che “da un grande talento deriva una grande creatività, e quindi una grande reponsabilità”. È quella che abbiamo noi creativi, graphic designer, artisti applicati quando decidiamo di presentare i risultati del nostro lavoro di ricerca e cerchiamo di convincere il cliente che quel marchio, che quella campagna, che quell’immagine sarà quella giusta per lui. È nostra la responsabilità della scelta e vorremmo sempre che il cliente appoggi appieno le nostre idee e non ci spinga verso scelte troppo personali o semplicemente di gusto, senza analizzare la nostra dura ricerca, quella che ci ha portato ad individuare quella scelta finale.
Creare è difficile anche per chi ha talento.
Creare è un insieme di ricerca, analisi, osservazione continua, dissociazione costante e concretezza del pensiero, una follia di cose che si contraddicono, proprio al fine di selezionare una soluzione possibile, a volte quella che si trova più lontano dal punto di partenza, spesso all’opposto.
La creatività ci porta a cercare le soluzioni proprio laddove non ti aspetteresti mai di trovarle, ma è solo così che il pensiero si espande, è solo così che nasce la visione e l’idea si concretizza.

Francesco Melone
creative thinking